Giambattista Martini

Esemplare ossia Saggio fondamentale pratico di contrappunto

Bologna 1774

Pag.33-37

 

Tra gli artifici più reconditi e utili che abbia quest’arte, non v’è dubbio esservi quello del contrappunto doppio, del quale lasciò scritto il P. Camillo Angleria (Reg. di contrappunto cap. XXV pag. 94).

Il contrappunto doppio, come ci insegna il Zarlino (Instit. Harmon. Pag.9 cap. 56) non è altro che una composizione fatta ingegnosamente che si può cantare in più modi mutando le sue parti acute ingravi e gravi in acute; di maniera che replicata si oda diverso concento da quello che nelle stesse primieramente si udiva.

 

Varj sono i modi assegnati e praticati dai Maestri per rivoltare i contrappunti doppj. Per maggiore chiarezza li ridurremo in cinque specie.

1)    La prima sarà quella che posto un canto fermo o figurato, vi si faccia sopra una parte in contrappunto, la quale, stando ferma sulle stesse corde la parte inferiore, si trasporti al di sotto la parte acuta in vari modi, cioè all’ottava, alla quinta, alla sesta, alla terza o le loro replicate; oppure, al contrario, stando ferma la parte acuta nelle sue corde originali, si trasporti la grave in acuto in varj modi. Ciò vedesi praticare di frequente in questo “Esemplare” e particolarmente dal Palestrina.

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2)    La seconda specie è quella in cui si trasporta tanto la parte acuta che quella grave in varj modi.

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3)    La terza specie, nella quale si trasportano in varj modi le parti per moto contrario, or l’una, or l’altra or ambedue.

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4)    La quarta specie è quella in cui si praticano i trasporti come nella seconda e nella terza specie, con la condizione che vi sia un basso che serva da base e da fondamento alle parti superiori. Questa specie è di condizione inferiore alle prime due, benché molto praticata e facile da eseguirsi. (penso che in questa quarta specie sia opportuno aggiungere la parte libera al basso, soprattutto nel C. doppio alla ottava, non in quello alla duodecima, per quello è più efficace aggiungerlo in acuto))

 

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5)    La quinta specie, benché ancor meno pregiata della quarta, è di grande comodità al compositore. Si esegue rovesciando le parti, sempre sostenute da un basso fondamentale, ma in modo non esatto, bensì con qualche figura variata o qualche intervallo diverso da prima. Questa specie di contrappunto viene ad assomigliare a quelle fughe di imitazione nelle quali la Risposta corrisponde alla Proposta, o di sole figure o di soli intervalli o di sillabe sole.[1] Questa specie è rappresentata anch’essa dal Palestrina che la utilizza in alcuni brani presenti in questo trattato. Quanto sia utile e necessario ai compositori di musica l’esercizio ed il possesso dei contrappunti doppj, si rileva dagli effetti nel comporre fughe di qualunque sorta sopra a canto fermo, Canoni, Madrigali ed altre composizioni, le quali non possono ridursi a perfezione senza la cognizione e possesso dei suddetti contrappunti, e se al giorno d’oggi è quasi perduta l’arte delle composizioni accennate, ciò proviene dall’essersi perduto l’uso dei contrappunti doppj.

 

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- Index -

[1] Nella solmizzazione, lo stesso ordine di esacordo Ut, re mi, fa, sol, la, possono essere letti a diverse altezze secondo l’esacordo in cui ci si trova a solfeggiare, per cui le stesse sillabe possono corrispondere a suoni diversi secondo l’occasione.