Il Contrappunto doppio alla Duodecima

Il contrappunto alla 12° è quello di cui anche oggidì da molti studiosi di musica si fa gran conto, essendo, fra tutti gli altri, reputato il migliore: ma questo contrappunto abbonda d'imperfezioni, causa l'inetta trasformazione degli intervalli e per le ristrettezze in cui si trova il compositore, come dalla seguente serie e confronto di numeri si può dedurre:

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1

Qui si vede subito che non è lecito usare la 6° se non in legatura, come se fosse una dissonanza; visto che la 6° si trasforma nel riversamento in 7°: e neppure può praticarsi la 7° che risolve in 6° perché nel riversamento ne risulterebbe una 6° risoluta in 7°; e queste sono le leggi principali di questo contrappunto da cui non è mai lecito dispensarsi.

Ma non avvertono poi gli autori che danno i precetti di questo contrappunto che bene spesso nel riversamento conviene aggiungere ora il "#" ora il "b" a questa o a quella parte, per evitare i tritoni e tutte le sconcezze che ne risultano nelle melodie, perciò attesi tali necessari cambiamenti sono e non sono veri contrappunti doppi.

Il precetto poi di far la cadenza in 5° fornisce una prova evidente dell'inezia di tale contrappunto che obbliga a torcere barbaramente i movimenti di cadenza, acciocché nel riversamento non si trovi la cadenza fuori della principale corda del modo assunto.

Pure per quante precauzioni si usino non basteranno mai a far sì che non si passi da un modo ad un altro e che la stessa parte non sia adattata ora ad una melodia e spesso ad un'altra sicuramente diversa; e non è vera cadenza quella che chiamano cadenza in 5. essendo un passo veramente barbaro.

Come afferma lo Zarlino .

Fin ora si è parlato solamente con i Citati autori del contrappunto a due voci; ma volendolo usare a tre bisogna inoltre astenersi dall'uso delle dissonanze in legatura, vale a dire della più dilettevole parte della musica e restringersi ad un'insipida armonia qual è quella composta di sole consonanze.

Il Fux trattando di questo contrappunto a carta 298, dice che si può usare la 6° sincopata, quantunque sciolta usar non si possa: e qui confonde in uno la sincopa e la legatura, pur senza dubbio v'è tra di loro una gran differenza cioè quanta deve esserne tra il genere e la specie, poiché ogni legatura è sincopa; ma non già il contrario.

E che così sia è facile il rilevare qualora si consideri che la legatura obbliga la nota legata a discendere per grado, laddove la sincope lascia tutta la libertà di ascendere o discendere o per gradi o per salti indifferentemente.

Ritengo che il contrappunto alla 12° che non abbia, né possa avere sussistenza; poiché non ha sodi principi cui si appoggi.

Volendo poi unire insieme i tre contrappunti doppi in 8°, in 10°, in 12° si prescrive di usar le consonanze di 5° ed 8° per moto contrario e la terza per moto obliquo.

Oh vedete voi quale bella armonia e quale ricchezza melodica può risultare da simili artificiosi contrappunti!

Segue ora una tabella dettagliata sulle opinioni di alcuni celebri maestri su argomenti correlati a questo tipo di contrappunto doppio.

Autore Sesta Legature Alterazioni Cadenze Estensione Sincopi Capo battuta Consigli vari
F. Vallotti Solo in legatura Necessarie nel riversamento Farla in 5° se si vuole riaverla all'8°
O.Tigrini Mai Ognuna deve cadere in 5° oppure 12°, anche quelle mezzane. Non oltre la 12° Mai di 7°, ma di 2° o di 4°. Non fare 10° min. poi 8°, ne 3°min. poi 1° ne seguito dalla 5° .
J.J.Fux No, se non in legatura o in sincope. Non usare la 7° che va alla 6°. Finire in 5° Usare qualsiasi moto
L. Penna Ottima quella di 4° Non fare 5° o 12°.

E' il migliore di tutti.

Che cominci e finisca in 12°

A. Berardi Non si fa se non in legatura o nera di passaggio, o minima nell'alzar di mano che va per grado.

Quella di 7° deve essere legata da qualsiasi consonanza fuorché la 6°.

Possono essere impiegate tutte le altre legature.

La legatura di 2° è la migliore per chiudere.

Si cominci e si finisca in 5° o 12°

G.M. Artusi Mai Si finisca con cadenze alla 5° o alla 12°. Non oltrepassare la 12°. Non si faccia la sincope con la 7° Una parte non occupi le note estreme dell'altra.

Il rivolto delle parti consiste comunemente nel:

  1. portare la parte bassa una 8° sopra e la parte acuta una 5° sotto, oppure
  2. alzando la parte grave per duodecima, lasciando la parte acuta dove sta.
  3. Similmente abbassando la parte acuta di duodecima, lasciando la parte grave dove sta.

       

 

Lo studioso troverà da se altri modi convenienti per rivoltare le parti.

 

Terzetti

Si può trasportare il contrappunto rovesciandolo una duodecima sotto e sdoppiarlo una decima sopra, lasciando immutato il tenore, si avrà così un contrappunto a tre voci.

Per fare ciò bisogna osservare, oltre alle regole date sopra, le seguenti:

  1. Si cominci e si termini con la quinta.
  2. Si eviti accuratamente il moto retto.
  3. Si eviti di fare legature di dissonanze.

       

 

Se si vuol mettere a quattro parti un contrapunto a due voci, non bisogna impiegare che 3°, 5° e 8°, il moto contrario, ed evitare le legature di dissonanze.

Soggetto di contrappunto doppio alla 12°, predisposto ad essere trasformato in quartetto.

   

 

   

 

Per fare un contrappunto che rivolta in più e diversi modi.

Si può fare un contrappunto che si può cantare in vari modi e rivoltamenti cominciando dalla duodecima, con una parte che dica terza con il contrappunto, ed un’altra terza col tenore. Per fare ciò non bisogna far sesta ne due terze, non legare quarta ne settima e non arrivare all’unisono con la parte che fa il contrappunto. Questo si può fare sopra un canto fermo o un canto figurato.

   

 

I seguenti Contrappunti sono pure trasportati un'ottava sotto, causa il loro estendersi troppo verso l'acuto nei rivoltamenti alla 12° superiore del Tenor, che essendo già alto in origine, diventerebbe altissimo.

   

   

Fine


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